Content curation: come aumentare il valore dei nostri contenuti

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Lo sapete che ogni giorno, secondo una ricerca di Nielsen e AOL, vengono condivisi più di 27 milioni di contenuti? E sono dati relativi al 2011!
Questo dimostra quanto sia vera l’affermazione secondo cui se il contenuto è re, la distribuzione dei contenuti è regina.
In mezzo a questo mare di parole, titoli e immagini, come possiamo mettere in evidenza i nostri contenuti e farli brillare più degli altri? E come capire quali sono i contenuti che hanno più possibilità di essere condivisi, come curarli per aumentarne il valore?
In un bel libro di Rohit Bhargava “Non-Obvious: How to Think Different, Curate Ideas and Predict the Future”, l’autore ci illustra uno schema per identificare quei trend che deviano dalle tematiche ovvie e dalla scrittura noiosa per dirigerci verso qualcosa di non scontato e originale.

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Da: “Non-Obvious: How to Think Different, Curate Ideas and Predict the Future”

Ci sono 5 comportamenti che chi si occupa di contenuti deve avere:

Essere curiosi

Per uscire dalle solite abitudini e vedere oltre la propria ristretta visione, c’è bisogno di tanta tanta curiosità. La sfida è cercare modi/situazioni/argomenti diversi e meno familiari ma che siano in grado di sviluppare il quel senso del meraviglioso che desideriamo trasmettere, permettendo alla nostra curiosità di esplorare senza che però diventi fonte di distrazione. Essere curiosi implica  il doversi sempre domandare il perché una certa cosa funziona il quel preciso modo e contemplare soluzioni e argomenti che suggeriscono nuove interpretazioni.
Come applicare la curiosità nel nostro quotidiano? Per esempio, tenendo aggiornate le personas. Cerchiamo di identificare ciclicamente i loro comuni interessi, i valori e le risorse da cui sono più attratti i nostri clienti. Curare contenuti che siano attrattivi per il nostro mercato, ma non direttamente collegati ai nostri prodotti, aumenta le chance di essere notati da un pubblico sempre diverso.

Essere osservatori

“Guarda ciò che gli altri dimenticano”. Esseere osservatori vuol dire proprio questo per Rohit. Notare ciò che gli altri dimenticano e segnare quei piccoli dettagli che gli altri non hanno trovato abbastanza significativi. Coltivare questa caratteristica ci aiuta a scoprire le aree dove la nostra attività di content curation può effettivamente essere utile e fornire quell’unicità alla nostra azienda che la distingue dai competitor.

Parliamo con il reparto vendite, con il customer service o direttamente con i nostri clienti per scoprire nuovi dettagli. Ascoltiamo cosa ha da dire l’utente finale.

Diventare bravi osservatori è una delle migliori opportunità per curare in modo originale tematiche e argomenti.

Essere mutevoli

Potrebbe sembrare una cattiva idea, ma non è così. Quando ascoltiamo questa parola, spesso la associamo ad una situazione negativa dove magari siamo stati incostanti o abbiamo abbandonato un’idea troppo velocemente. Ma c’è anche un lato positivo, che ci fa pensare alla propositività dell’essere mutevoli. Rohit definisce questa caratteristica come la capacità di catturare un’idea senza avere bisogno di capirla totalmente o analizzarla nel profondo. Si, sembra un controsenso: dopo tutto, una volta che ci è venuta una grande idea perché non prenderci tutto il tempo per analizzarla e svilupparla? Eppure, togliendoci questo impegno possiamo rivolgere l’attenzione altrove e buttare giù altre idee altrettanto valide. Una parte fondamentale del diventare curatori è imparare a salvare le idee e “digerirle” in seguito.

Seguiamo nuovi siti e blog che i nostri clienti amano, cerchiamo di attivare la nostra curiosità ma se non troviamo nulla che aggiunga valore, lasciamo perdere. Se tutti quanti nella nostra nicchia condividono dalle stesse fonti, la nostra condivisiamo non potrà mai distinguersi dagli altri.

Prendiamo nota delle idee che ci vengono durante la giornata, senza stare lì ad approfondirle sul momento. Possiamo usare strumenti come Evernote e Trello, estremamente utili in questi casi. Poi ogni tanto andiamo a rileggere le nostre annotazioni: ci si illumina nel cervello qualche collegamento particolare? Spesso non li vediamo subito ma ad una rilettura successiva ci si aprono mondi che non ci saremmo mai aspettati!

Essere attenti

Come afferma Rohit, “il curatore è colui che rivela il valore”. Infatti, cura e aggregazione uniscono ciò che era separato, ma è solo insieme alla nostra singolare esperienza e alle nostre opinioni che daremo qualcosa in più rispetto agi altri.

Essere attenti ai contenuti che curiamo vuol dire aggiungere valore e non un semplice commento generico:

  • Forniamo statistiche in forma più fruibile o aneddoti direttamente dalla nostra esperienza
  • Sviluppiamo o supportiamo un tema che aumenti la pertinenza del contenuto per la nostra specifica audience
  • Condividiamo consigli su come il nostro pubblico potrà utilizzare le nuove informazioni

Essere eleganti

Essere eleganti è l’abilità nel descrivere un concetto in modo semplice ma piacevole per essere compreso più facilmente. L’eleganza aumenterà la capacità di comunicare le nostre opinioni e analisi attraverso il contenuto. Questo funziona a prescindere dalla tua brand identity e dalla tua voce. Tutti noi abbiamo la possibilità di semplificare le nostre idee e condividerle in modo elegante.

I contenuti che curiamo hanno lo stesso valore delle nostre risorse e opinioni. Usiamo queste cinque abilità suggerite da Rohit Bhargava per riscoprire nuova creatività e curare in modo unico e personale.

Cosa distingue una buona content curation da una pessima?

La risposta è semplice:

 

content curation Bad Vs Good

Quali sono gli ingredienti per una perfetta content curation?

cosa è la content curation

L’azione di ricercare, raggruppare, organizzare e condividere il migliore e maggiormente rilevante contenuto su uno specifico argomento

Anatomia del perfetto post curato

anatomia del perfetto post curato

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